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Con il recepimento della direttiva comunitaria 2011/7/UE recante norme contro la lotta nei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali con la P.A,ad opera del decreto legislativo 192/2012,entrato in vigore il 01.01.2013 viene riscritto l'art.1 della legge 231/2002. La Normativa tende a porre un freno al cosi detto abuso di posizione dominante da parte della P.A. ,ma trova applicazione a tutti i pagamenti derivanti da una transazione commerciale sia tra privati e pubblica amministrazione, sia per le transazioni commerciali tra imprese private. Con il recepimento della direttiva in esame viene stabilita una data certa per l'applicazione degli interessi per i ritardati pagamenti (art.4 comma 1) e vengono fissati tempi di pagamento standard per tutte le transazioni commerciali con la possibilità di alcune deroghe in presenza di situazioni particolari oppure automatiche in caso di rapporti con la P.A.(art.4-lettera a-b-c-d).

L'art.2 lettera d-e-f), definisce la differenza tra interessi di mora e interessi legali di mora. Viene infatti stabilito quanto segue:
Art.2 lettera d) "interessi moratori":interessi legali di mora ovvero interessi ad un tasso concordato tra imprese;
Art.2 lettera e) "interessi legali di mora": interessi semplici di mora su base giornaliera ad un tasso che e' pari al tasso di riferimento maggiorato di otto punti percentuali;
Art.2 lettera f) "tasso di riferimento": il tasso di interesse applicato dalla Banca centrale europea alle sue più recenti operazioni di rifinanziamento principali; Importante novità è contenuta nell'art. 4 comma 1 il quale cosi dispone:
Art.4.comma 1.Gli interessi moratori decorrono,senza che sia necessaria la costituzione in mora,dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento.Decorsi il termine ordinario pertanto saranno applicabili di interessi di mora senza che sia necessaria esplicita richiesta del creditore. Al creditore spetta, senza che sia necessaria la costituzione in mora, un importo forfettario di 40 euro a titolo di risarcimento del danno. E' fatta salva la prova del maggior danno,che può comprendere i costi di assistenza per il recupero del credito.
E' comunque valida la possibilità di pagamenti rateizzati,con l'applicazione degli interessi di mora alle sole rate scadute e non pagate alle scadenze stabilite.Lo stesso art.4 alle lettere a-b-c-d- stabilisce per quanto riguarda i pagamenti che gli stessi sono fissati a 30 giorni dalla fattura o consegna delle merci o prestazione di servizi , o dal ricevimento da parte del debitore della richiesta di pagamento. Quando debitore è la pubblica amministrazione (ente pubblico che fornisce assistenza sanitaria(ASL) comma 5 lettera b) tale termine è esteso automaticamente a 60 giorni , mentre nel caso di altri enti può essere esteso previo accordo scritto tra le parti nel caso in cui tale maggior termine sia giustificato da motivi esistenti all'atto in cui la transazione è sorta(oggetto del contratto , o circostanze esistenti al momento della stipula del contratto stesso che ne giustificano i maggiori termini ma comunque non superiore a 60 giorni)
Come detto la disciplina trova applicazione anche nell'ambito dei rapporti commerciali tra imprese private con la possibilità di estendere i pagamenti oltre il termine massimo dei 60 giorni purchè non danneggino il creditore e sono conformi alla prassi commerciale in uso e devono essere espressamente pattuiti. Pertanto la clausola relativa a un maggior termine deve essere provata per iscritto.(art.4 comma 3).Si considera gravemente iniqua la clausola che esclude l'applicazione di interessi di mora. Non e' ammessa prova contraria.
Il tasso d'interesse applicabile , nelle transazioni tra imprese e p.a. ,è in pari al tasso di riferimento applicato dalla banca centrale europea maggiorato di 8 punti percentuali.
Per le transazioni private resta invece valida la facoltà di concordare un tasso differente purchè lo stesso non sia iniquo per il creditore.
Il decreto 192/2012 chiarisce infine che l'applicazione degli interessi non è comunque applicabile indiscriminatamente , infatti il debitore può in caso di ritardato pagamento dimostrare la sua buona fede e dimostrare che il ritardo è dipeso da cause a lui non imputabili.

il testo del dlgs 192/2012 è scaricabile al seguente  QUI