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L’art. 27,del DL n. 98/2011 (c.d. “Manovra correttiva”), ha introdotto un un “nuovo” regime dei minimi che pur prevedendo le stesse semplificazioni del vecchio regime previsto dall'art. 1, commi da 96 a 117, legge n. 244/2007 ha fissato nuovi requisiti per l'accesso allo stesso.Le vecchie disposizioni prevedevano le seguenti condizioni di accesso al regime:
1.Aver conseguito nell’anno solare precedente ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a € 30.000;
2.Non aver effettuato cessioni all’esportazione;
3.Non aver sostenuto di spese per personale dipendente (anche in forma di lavoratori a progetto,o associati in partecipazione con apporto di lavoro)
4.Non aver effettuato acquisti di beni strumentali,nel triennio precedente(anche in leasing, per un valore superiore a €. 15.000

Il nuovo regime che entrerà in vigore dal 2012 prevede invece nuovi requisiti di accesso stabilendo che possono accedervi i seguenti sogget1. Persone fisiche intraprendono una nuova attività d’impresa o di lavoro autonomo;
2. Coloro che hanno intrapreso l'attività dal 2008 purchè di età inferiore a 35 anni.
3. Coloro che nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività, non abbiano esercitato nessuna altra attività d’impresa,o professione tale da costituire una prosecuzione della precedente e che qualora lo fosse i ricavi della precedente attività riferiti all'anno precedente non siano stati superiore a € 30.000.
Al nuovo regime sarà inoltre applicata un'imposta sostitutiva del 5% (rispetto alla precedente del 20%). L’età del contribuente avrà un peso rilevante soltanto per poter usufruire dello stesso per un periodo più o meno maggiore rispetto ai 5 anni previsti dalla norma ad esempio se tizio inizia l'attività a 28 anni nel 2012 potrà beneficiare del nuovo regime fino al 35° anno di età ,ne potrà beneficiare per ben 8 anni(compreso l'anno di inizio), al contrario se iniziasse all'età di 32 anni ne beneficerebbe solo di quattro,stesso discorso vale per gli ex minimi che possedendo i nuovi requisiti continueranno a fruire di tale regime.
Come sopra detto l'introduzione dei nuovi requisiti oggettivi e soggettivi e il richiamo espresso alle disposizioni contenute nella legge finanziaria del 2007 (art.1 commi 96-117) ha notevolmente aumentato i parametri per l'accesso al regime aggiungendo ai precedenti di cui si è detto quelli nuovi. Ma nonostante la norma sembri concepita per favorire la nascita di nuove imprese e quindi l'occupazione esclude di diritto dal nuovo regime tutte quelle piccole imprese che pur essendo in possesso dei precedenti requisiti non possiedono i nuovi previsti.
Tali ex minimi pur conservando alcune semplificazioni in materia di:
a)Tenuta delle scritture contabili
b)Liquidazioni e versamenti iva ( verseranno l'iva in sede di dichiarazione annuale)
c)L'esclusione dall'irap.
Sono di fatto esclusi dal nuovo regime.La fuoriuscita dal regime li attrae automaticamente:
a) Nel regime ordinario della tassazione ai fini irpef
b) Assoggettamento agli studi di settore poiché il comma 113 dell’art. 1 della legge n.244/2007 prescrive espressamente che l'esclusione dall’applicazione degli studi di settore di cui all’articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427 si applica ai contribuenti minimi”
Su tante piccole imprese aleggia di nuovo lo spauracchio degli studi di settore
Una via alternativa di fuga a questo metodo di determinazione dei ricavi e del reddito sembra riscontrabile solo nel rispetto delle cause di esclusione dettate dall'agenzia delle entrate in riferimento al regime delle nuove iniziative produtive di cui all’art. 13 Legge n. 388/2000 (CM 26.1.2001, n. 7/E) .Tali soggetti potrebbero rientrare tra i “contribuenti marginali” nei cui confronti era prevista l’applicazione degli studi di settore secondo modalità idonee a garantire il corretto utilizzo di tali strumenti di accertamento avendone i requisiti previsti.
Vale la pena ricordare che la legge 388 aveva introdotto con gli artt. 13 e 14 due regimi contabili applicabili ai contribuenti di picccole dimensioni ma aventi caratteristiche diverse vale a dire:
Art.13 -Regime fiscale agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo destinato alle nuove attività d'impresa e di lavoro autonomo,fruibile per 3 anni con una tassazione del 10% quale imposta sostitutiva e destinata a imprese avente requisiti previsti successivamente per gli ex minimi di cui qui si parla.
Art.14 -Regime fiscale delle attività marginali - previsto per quelle imprese aventi un volume d'affari relativo all'anno precedente non superiore a €. 25822,84 per le quali erano applicabili gli studi di settore (articolo abrogato dal comma 116 dell'art.1 della legge 244/2007)
L'agenzia delle Entrate afferma che i soggetti ex minimi possono essere ugualmente non assoggettati agli studi di settore se in possesso dei requisiti di marginalità economica, come ad esempio le :
Ridotte dimensioni di impresa;
- Assenza di personale
Assenza di investimenti legati alla promozione dell'attività;
a) Età avanzata dal titolare
b) Localizzazione geografica e territoriale
L’Amministrazione Finanziaria, con la circolare n. 31/E ha precisato che l’impresa può evidenziare nel riquadro “Annotazioni” del modello degli Studi di settore le cause di esclusione in presenza di requisiti di marginalità innanzi citati.
Ancora una volta,come in fase di prima applicazione del regime dei minimi istituito dalla legge 244/2007 non è chiaro se i nuovi minimi saranno da assoggettare alla ritenuta di acconto del 20%, stando alle precisazioni in merito agli studi di settore (esclusione in presenza di requisiti di marginalità economica) per analogia dovrebbero essere esclusi in base a quanto previsto per i tali soggetti dalla circolare 7/E del 2001.
Non resta che attendere i chiarimenti ministeriali.